<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>L&#039;altro lato del letto</title>
	<atom:link href="http://www.laltrolatodelletto.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.laltrolatodelletto.it</link>
	<description>Le ultime notizie, da tutto il mondo</description>
	<lastBuildDate>Wed, 30 Nov 2011 17:42:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.5</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Con l’autonoleggio Ibiza è tutta da scoprire</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/con-lautonoleggio-ibiza-e-tutta-da-scoprire/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/con-lautonoleggio-ibiza-e-tutta-da-scoprire/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[autonoleggio]]></category>
		<category><![CDATA[Cala Boix]]></category>
		<category><![CDATA[Ibiza]]></category>
		<category><![CDATA[isole baleari]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Sant Joan de Labritja]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Eulària des Riu]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[Ibiza è una delle destinazioni più apprezzate del Mediterraneo, soprattutto dai giovani. L’isola è il luogo del divertimento per antonomasia, che offre la possibilità di trascorrere vacanze in un luogo pieno di vita con bar, locali, discoteche sulla spiaggia e una grande varietà di scelta in termini di alberghi e ristoranti. Il turismo a Ibiza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-81" title="Scoprire Ibiza con l'autonoleggio" src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/10/ibiza_straße_spanien.jpg" alt="Ibiza strada" width="300" height="200" /><strong>Ibiza è una delle destinazioni più apprezzate del Mediterraneo, soprattutto dai giovani. L’isola è il luogo del divertimento per antonomasia, che offre la possibilità di trascorrere vacanze in un luogo pieno di vita con bar, locali, discoteche sulla spiaggia e una grande varietà di scelta in termini di alberghi e ristoranti.</strong></p>
<h2>Il turismo a Ibiza</h2>
<p>Ogni anno sono circa quattro milioni le persone scelgono Ibiza come meta per le proprie vacanze. L’isola delle Baleari, la cui popolazione è di poco meno di 100mila abitanti, può contare su uno dei mari più belli del Mediterraneo e sulla presenza di strutture turistiche adatte a tutte le esigenze e per tutte le tasche. Ibiza rappresenta la patria del divertimento per i giovani di tutta Europa che qui possono contare su locali, discoteche e bar aperti 24 ore su 24. Per questo, la maggior parte dei turisti che trascorre le proprie vacanze ad Ibiza è rappresentato da ragazzi e giovani dai 18 ai 35 anni. Oltre alle cittadine piene di divertimento, musica e colore, la natura ad Ibiza è un aspetto che non passa certo in secondo piano. Il mare limpido e le tante spiagge rappresentano un’occasione per fare un vero e proprio “tuffo” nella natura. Oltre alle spiagge principali, sull’isola ve ne sono di più isolate ed incontaminate, come ad esempio la piccola spiaggia di Sant Joan de Labritja o Cala Boix, situata nei pressi di Santa Eulària des Riu.</p>
<h2>Gli spostamenti nell’isola: autonoleggio Ibiza</h2>
<p>La maggior parte delle persone che si recano a Ibiza per le vacanze rimane stanziale nelle zone urbane dove sono situati alberghi e strutture ricettive, ma le opportunità di <a href="http://www.autonoleggio-online.it/Spagna/Autonoleggio-Isole-delle-Baleari-Ibiza.aspx" target="_blank">autonoleggio Ibiza</a> sono numerose. Una autovettura a propria disposizione è l’ideale per “esplorare” le zone dell’isola più remote ed allontanarsi dal caos e dal traffico dei luoghi turistici. L’aeroporto di Ibiza è il luogo ideale per prendere in affitto un’auto: le agenzie presenti sono numerose e questa ampia possibilità di scelta permette di approfittare di offerte speciali e prezzi scontati. Ma le possibilità di autonoleggio Ibiza non si esauriscono qui: anche nelle zone urbane sono presenti numerose agenzie dove è possibile affittare una vettura, magari solo per una giornata o due.</p>
<p>Foto: Maggie &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/con-lautonoleggio-ibiza-e-tutta-da-scoprire/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La guerra in Libia: genesi e contesto</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/la-guerra-in-libia-genesi-e-contesto/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/la-guerra-in-libia-genesi-e-contesto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 13:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Bengasi]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Genesi]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[ribelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[La guerra che si combatte attualmente nello stato nordafricano della Libia, vede contrapposte le forze fedeli al dittatore Muammar Gheddafi e quelle che lottano contro il regime, che si sono unite sotto il cosiddetto “Consiglio Nazionale di Transizione”. Questa guerra civile ha preso il via sulla scia delle diverse proteste e rivoluzioni che negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/Krieg-300x225.jpg" alt="La Guerra in Libia rappresenta la piú grande rivoluzione araba del 2011" title="Immagine di elicotteri da guerra " width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-14" /><strong>La guerra che si combatte attualmente nello stato nordafricano della Libia, vede contrapposte le forze fedeli al dittatore Muammar Gheddafi e quelle che lottano contro il regime, che si sono unite sotto il cosiddetto “Consiglio Nazionale di Transizione”.  Questa guerra civile ha preso il via sulla scia delle diverse proteste e rivoluzioni che negli ultimi due anni hanno coinvolto i paesi del mondo arabo (come Egitto e Tunisia); proteste nate in paesi con difficili situazioni economiche e contraddistinte da voglia di libertà e rinnovamento. La rivolta libica nasce principalmente dal desiderio di porre fine al regime del colonnello Muammar Gheddafi, una vera e propria dittatura che dura da più di quarant’anni.</strong></p>
<h2>Da protesta a guerra civile</h2>
<p>Le prime proteste e manifestazioni prendono il via a Bengasi tra il 15 e il 16 febbraio 2011. il 17 febbraio, con la “giornata della collera” (protesta diffusa via web che ha attraversato il nord africa) cominciano i violenti scontri tra i ribelli e le forze del regime che provocano morti e feriti. Nei giorni successivi gli scontri si estendono in tutta la parte est del paese. Vengono assoldati mercenari africani e serbi per soffocare le rivolte. Anche Tripoli, da sempre fedele al regime, viene coinvolta negli scontri. L’aviazione libica contrasta l’avanzata dei ribelli con bombardamenti aerei.</p>
<h2>La no-fly zone e gli interventi militari della colazione internazionale</h2>
<p>Il 17 Marzo a seguito delle pressioni di Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna viene istituita dall’ONU la no-fly zone, che impedisce agli aerei di Gheddafi di sorvolare i cieli libici e autorizza l’intervento militare. La missione che gli Stati Uniti hanno battezzato “Odyssey Dawn” prende il via il 19 Marzo con attacchi condotti dai singoli paesi. Obiettivi militari vengono abbattuti in tutto il territorio libico con attacchi aerei e tramite navi militari. Il 23 marzo la Nato prende il comando delle azioni militari e conduce tutt’ora la missione “Unified Protector” in Libia. L’Italia partecipa alla missione con i mezzi dell’aereonautica, della marina militare e diverse basi, come quella di Trapani.<br />
Foto: TebNad di Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/la-guerra-in-libia-genesi-e-contesto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Conseguenze dell&#8217;Euro per la crescita economica italiana</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/conseguenze-delleuro-per-la-crescita-economica-italiana/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/conseguenze-delleuro-per-la-crescita-economica-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 17:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Costo della Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita Economica]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Prezzi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=62</guid>
		<description><![CDATA[L’euro ha i suoi pro e contro, i suoi fans e i suoi negazionisti ma il confronto nostalgico con la vecchia lira è inutile visto che una volta entrati in Europa non è possibile uscirne. Lo scetticismo europeo Nel 1991 è stato progettato l’euro e nel 1999 dodici paesi, tra cui l’Italia, hanno modificato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-63" title="Euro davanti alla BCE" src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/Die-Europaeische-Zentralbank-200x300.jpg" alt="L’Euro ha i suoi fans e suoi negazionisti e tanti italiani vorrebbero riavere la vecchia lira." width="200" height="300" /><strong>L’euro ha i suoi pro e contro, i suoi fans e i suoi negazionisti ma il confronto nostalgico con la vecchia lira è inutile visto che una volta entrati in Europa non è possibile uscirne.</strong></p>
<h2>Lo scetticismo europeo</h2>
<p>Nel 1991 è stato progettato l’euro e nel 1999 dodici paesi, tra cui l’Italia, hanno modificato il loro conio. L’ingresso del Belpaese in Europa è stato accolto con scetticismo dagli italiani, molto legati al valore della lira ma soprattutto preoccupati per il possibile aumento del costo della vita conseguente all’adozione della nuova moneta. I dati raccolti nei due anni successivi all’entrata in vigore dell’euro, infatti, dimostrano che la maggior parte dei cittadini italiani (ma anche tedeschi e francesi) è convinta che l’introduzione dell’euro abbia causato un aumento generale dei prezzi, che in molti (facendo il cambio con la vecchia lira) hanno visto quasi raddoppiati.</p>
<h2>I pro e i contro</h2>
<p>Eppure, dopo un decennio dalla nostra entrata in Europa è possibile stimare un bilancio positivo prodotto dall’euro sull’economia italiana. Innanzitutto, è importante sottolineare che l’euro è una moneta forte in grado di competere a testa alta con i diretti avversari dollaro e yen; inoltre, la nuova moneta è in grado di difendersi molto bene dagli speculatori che, guardando indietro di qualche decennio, crearono non pochi problemi alla lira. L’euro, tuttavia, nasconde una doppia faccia: da una parte, infatti, più la moneta europea si rafforza più diminuisce la percentuale di coloro che esportano i loro prodotti all’estero e di coloro che investono in Europa; dall’altra, invece, il rafforzamento dell’euro giova a chi importa i prodotti dall’estero e a chi, invece,  partendo dall’Europa va ad investire i propri interessi in altre zone del mondo. Ma i vantaggi dell’euro non finiscono qui. Grazie all’introduzione della moneta unica, infatti, spostarsi in Europa è diventato molto più comodo e conveniente dal momento che si risparmiano i costi che erano previsti dal cambio della moneta. Inoltre, le esportazioni all’interno dei paesi membri della comunità sono aumentate quasi del 15%. Ciò significa che le esportazioni nella zona Europa sono aumentate, mentre quelle nella zona extra-europea sono in netta diminuzione.</p>
<p>Copyright: einstein &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/09/conseguenze-delleuro-per-la-crescita-economica-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Economia mondiale complessiva</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/economia-mondiale-complessiva/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/economia-mondiale-complessiva/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 09:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[2020]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[mercato globalizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti di America]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=54</guid>
		<description><![CDATA[Solamente quando tutti i telegiornali ed i maggiori quotidiani hanno riportato le notizie riguardanti la crisi finanziaria americana e del rischio default, chi non segue abitualmente l’andamento dei mercati, ha scoperto, magari con un poco di sconcerto, che gli Stati Uniti non sono più in grado di saldare i loro debiti ed ha appreso, forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/Wall-Street-300x225.jpg" alt="Economia mondiale complessiva: lo stupore dei non addetti ai lavori." title="Un specolatore americano" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-59" /><strong>Solamente quando tutti i telegiornali ed i maggiori quotidiani hanno riportato le notizie riguardanti la crisi finanziaria americana e del rischio default, chi non segue abitualmente l’andamento dei mercati, ha scoperto, magari con un poco di sconcerto, che gli Stati Uniti non sono più in grado di saldare i loro debiti ed ha appreso, forse con altrettanto stupore, che la Repubblica Popolare Cinese rappresenta il  paese che possiede più riserva di valuta estera al mondo ed è  il maggiore creditore degli USA e possessore straniero di bond del tesoro.</strong> </p>
<h2>Dai campi alle borse in un batter d’occhi</h2>
<p>Eppure non vi è ragione di stupirsi.  La Cina si è trasformata, negli ultimi cinquant’anni , da repubblica rurale e chiusa in una società di tipo industriale ed aperta al mercato globalizzato. Questo ha determinato una rapida crescita economica ed un conseguente innalzamento dello standard e dell’aspettativa di vita, oltre che una notevole riduzione della percentuale di disoccupazione. Si è così verificato un aumento del potere di acquisto non solamente per i ricchi bensì anche per le classi medio-basse, grazie anche ad una politica finanziaria volta ad aumentare i consumi attraverso l’incremento della retribuzione,  gli sgravi fiscali ed il miglioramento del sistema di previdenza sociale. L’aumento del PIL cinese  raggiunge attualmente una  media annua che si aggira intorno al 10% e gli investimenti stranieri verso la Cina sono in costante crescita.</p>
<h2>2020: un cambio di rotta mondiale?</h2>
<p>Gli economisti sono propensi a credere che la potenza economica cinese, a parità di potere di acquisto, raggiungerà quella degli USA  e che nel 2020 la Repubblica Popolare Cinese diventerà la maggiore forza economica e commerciale a livello mondiale. Le reazioni in merito sono contrapposte: se da una parte vi è chi considera la crescita economica della Cina un fattore positivo in quanto garante di un equilibrio tra USA e Giappone,  dall’altra c’è chi invece guarda al fenomeno con il sospetto che questo possa rappresentare un tentativo di egemonia e divenire una minaccia per il sistema occidentale e gli Stati Uniti.</p>
<p>Immagine: Dan Race &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/economia-mondiale-complessiva/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le centrali nucleari dopo il disastro nucleare in Giappone</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/le-centrali-nucleari-dopo-il-disastro-nucleare-in-giappone/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/le-centrali-nucleari-dopo-il-disastro-nucleare-in-giappone/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 14:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Chernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[disastro nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=18</guid>
		<description><![CDATA[L’11 marzo 2011 il Giappone è stato vittima di un terremoto di magnitudo 9.0 verificatosi in mare in una zona a nord dell’isola (regione di Tōhoku). Il sisma ha provocato uno tsunami che si è abbattuto con violenza sulle coste giapponesi. Dei cinquantaquattro reattori nucleari esistenti, undici si sono spenti automaticamente grazie ai sistemi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/08/atomkraft-300x200.jpg" alt="Il disastro di Fukushima ha stravolto il giudizio dei governi nei confronti delle centrali nucleari" title="Centrale nucleare " width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-20" /><strong>L’11 marzo 2011 il Giappone è stato vittima di un terremoto di magnitudo 9.0 verificatosi in mare in una zona a nord dell’isola (regione di Tōhoku). Il sisma ha provocato uno tsunami che si è abbattuto con violenza sulle coste giapponesi. Dei cinquantaquattro reattori nucleari esistenti, undici si sono spenti automaticamente grazie ai sistemi di sicurezza, ma si sono verificati ugualmente dei danni. Le centrali maggiormente colpite e danneggiate sono state quelle site nella prefettura di Fukushima. L’evento nella sua totalità è stato classificato dal governo giapponese al settimo livello della scala “INES” (scala di classificazione degli eventi nucleari e radiologici) al pari del disastro verificatosi a Chernobyl nel 1986.</strong></p>
<h2>Le centrali a fissione nucleare di Fukushima</h2>
<p>Le centrali nucleari di Fukushima I e Fukushima II (operative rispettivamente dal 1971 e dal 1982) sono centrali a fissione di tipo “Boiling Water Reactor”: l’acqua viene portata ad ebollizione per generare vapore, il vapore alimenta delle turbine che con un generatore producono energia elettrica. Il calore necessario per l’intero processo è generato attraverso la fissione nucleare (l’atomo viene bombardato e scisso con un neutrone). Nelle centrali di Fukushima l’impianto di raffreddamento si è danneggiato con il conseguente surriscaldamento dei reattori. Le esplosioni e la dispersione di vapore radioattivo hanno provocato l’attuale disastro nucleare.</p>
<h2>I pericoli derivanti dalle centrali nucleari</h2>
<p>La preoccupazione più grande e la più immediata a fronte dell’utilizzo dell’energia nucleare è il pericolo insito negli impianti, i rischi e le conseguenze della radioattività. Dopo l’incidente di Chernobyl la sicurezza di un impianto nucleare è diventato un tema critico. Con gli impianti di seconda generazione (la maggior parte di quelli attualmente in uso) e con il disastro di Fukushima i dubbi sono aumentati e non ci sono certezze sulla reale sicurezza delle recenti centrali di terza generazione. Un altro lato critico di questa fonte energetica è la produzione di scorie: non si possono distruggere e rimangono radioattive per tantissimi anni. Lo stoccaggio di questi scarti crea grossi problemi per il trasporto e per la localizzazione di siti adatti ad accoglierli.<br />
Foto: Vojtech Soukup di Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/le-centrali-nucleari-dopo-il-disastro-nucleare-in-giappone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Striscia di Gaza: cronologia di una guerra</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/la-striscia-di-gaza-cronologia-di-una-guerra/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/la-striscia-di-gaza-cronologia-di-una-guerra/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 14:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=31</guid>
		<description><![CDATA[La Striscia di Gaza è una lingua di terra che si affaccia sul Mediterraneo circondata da Egitto e da Israele. Attualmente è considerato una parte della Palestina, con più di un milione e mezzo di abitanti. Oltre a essere uno dei territori con la più alta densità di popolazione mondiale, la Striscia di Gaza è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/KriegII-300x225.jpg" alt="La guerra nella striscia di Gaza continua ormai da più di cinquant&#039;anni." title="Soldati al fronte" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-32" /><strong>La Striscia di Gaza è una lingua di terra che si affaccia sul Mediterraneo circondata da Egitto e da Israele. Attualmente è considerato una parte della Palestina, con più di un milione e mezzo di abitanti. Oltre a essere uno dei territori con la più alta densità di popolazione mondiale, la Striscia di Gaza è nota per essere da più di sessant’anni centro di sanguinose guerre e conflitti.</strong></p>
<h2>Una storia travagliata e piena di conflitti</h2>
<p>Fino alla prima guerra mondiale Gaza era sotto il dominio dell’impero Ottomano, per passare poi sotto il dominio britannico (venne inclusa nel “Mandato britannico della Palestina”). La dichiarazione d’indipendenza israeliana del 1948 pone fine al controllo di questi territori da parte del Regno Unito e lascia la Striscia di Gaza in balia degli stati confinanti. Dal 1948 al 1967 l’Egitto ha occupato questo territorio senza mai annetterlo ufficialmente. Nel 1967 lo stato di Israele (vittorioso nella “Guerra dei sei giorni) ha invaso la Striscia di Gaza. L’invasione è durata fino al 1994, quando la maggior parte dei territori sono passati al controllo palestinese. Nel 2005 Israele ha evacuato la sua popolazione dalla Striscia (continuando tuttavia a controllarne i confini).</p>
<h2>La situazione odierna nella striscia di Gaza</h2>
<p>Dal 2007 il governo della Striscia di Gaza è sotto il controllo del partito islamico Hamas vincitore alle urne sul partito rivale al-Fath. Nello stesso anno i sanguinosi scontri tra le due fazioni si sono risolti con la vittoria di Hamas ed il suo conseguente controllo su tutta la striscia di Gaza. Nel 2008 è cominciato un nuovo sanguinoso conflitto tra Israele e Hamas. La difficile situazione, il non rispetto degli accordi, i continui bombardamenti aerei delle forze israeliane da una parte e il lancio di razzi da parte di Hamas dall’altra, rendono difficili e rischiose le operazioni di aiuti umanitari dell’ONU che sono più volte state sospese.<br />
Foto: Oleg_Zabielin di Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/la-striscia-di-gaza-cronologia-di-una-guerra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La guerra in Somalia</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/la-guerra-in-somalia/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/la-guerra-in-somalia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 10:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
		<category><![CDATA[Gibuti]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Keny]]></category>
		<category><![CDATA[Milizia]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazioni Umanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[Pirati]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=66</guid>
		<description><![CDATA[Il nome Somalia non evoca affascinanti immagini delle distese di sabbia bianca che si affacciano sull’Oceano Indiano, bensì sconvolgenti istantanee di corpi di bambini sottonutriti e di cadaveri abbandonati al caldo ed alle mosche che non rispettano nemmeno la morte in questo stato del Corno d’Africa che confina con Gibuti, Kenya e Etiopia. Una guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/Somalia_Krieg-300x196.jpg" alt="La guerra in Somalia e una guerra permanente, che non sembra di voler smettere." title="Guerilla in Somalia" width="300" height="196" class="alignleft size-medium wp-image-67" /><strong>Il nome Somalia non evoca affascinanti immagini delle distese di sabbia bianca che si affacciano sull’Oceano Indiano, bensì sconvolgenti istantanee di corpi di bambini sottonutriti e di cadaveri abbandonati al caldo ed alle mosche che non rispettano nemmeno la morte in questo stato del Corno d’Africa che confina con Gibuti, Kenya e Etiopia</strong>. </p>
<h2>Una guerra permanente</h2>
<p>Da più di quarant’anni in Somalia vige una situazione permanente di conflitto e che fino ad oggi non ha trovato una fine.  Vani si sono rivelati i tentativi dell’ONU di ristabilire la pace in questa terra lacerata da battaglie religiose, civili e tribali e dove i governi di transizione non riescono ad essere garanti di stabilità e non belligeranza.</p>
<h2>Spiagge rosso sangue</h2>
<p>Il bianco delle spiagge somale è macchiato dal sangue di chi, non potendo fuggire, è caduto sotto il fuoco incrociato tra le truppe governative ed i ribelli; ma anche molti di coloro che vorrebbero abbandonare il paese, non riescono a sopravvivere. In gran parte sono bambini. In media dieci bambini sotto i cinque anni muoiono al giorno, nei campi profughi, a causa di malnutrizione e malattie.<br />
Giovanissime sono anche le vittime di crimini di guerra, denunciate dalle organizzazioni umanitarie: subiscono pene corporali, vengono strappati dai banchi di scuola per arruolarsi come bambini soldato o per sposare un miliziano ed assistono a torture ed uccisioni. Come ogni guerra, anche quella somala, nega il diritto all’infanzia.</p>
<h2>Siccità, una tragedia dimenticata</h2>
<p>Non è però solamente la guerra ad aver ridotto in ginocchio questa nazione, ma anche la grande piaga che da sempre tormenta l’Africa: la  violenta siccità.  L’attuale è la peggiore degli ultimi 60 anni. Durante il recente meeting FAO si è deciso di devolvere gran parte dei 118 milioni di dollari stanziati per il Corno d’Africa alla Somalia  per realizzare progetti dimenticati: la creazione di un sistema di irrigazione, la costruzione di canali per rendere l’acqua potabile e per portare aiuto alle 870 mila persone colpite dalla siccità. Intanto un gigantesco fiume umano in fuga da lotte armate, fame e malattie, si sposta ogni giorno verso lo Yemen, l’Etiopia ed il Kenya.  </p>
<p>Immagine: Abdelhamid Kalai &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/la-guerra-in-somalia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Movimenti tellurici: regioni a rischio</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/movimenti-tellurici-regioni-a-rischio/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/movimenti-tellurici-regioni-a-rischio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 18:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Big One]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Los Angeles]]></category>
		<category><![CDATA[Magnitudo 10 della Scala Richter]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti Tellurici]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Ring of Fire]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Andrea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=70</guid>
		<description><![CDATA[Il sussulto di enormi tartarughe o di un pesce dalle dimensioni smisurate, lo scuotere delle teste di otto elefanti, i movimenti scomposti di mostruosi animali che dimorano sotto terra ma anche l’amplesso di un vivace gigante: queste alcune delle interpretazioni che gli antichi attribuivano ai movimenti tellurici, nella ricerca di spiegazioni ad un fenomeno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/Erdbeben-300x189.jpg" alt="Sempre piu forti sono i movimenti tellurici sul mondo, sopratutto nella California." title="Abitanti della California dopo dei movimenti tellurici." width="300" height="189" class="alignleft size-medium wp-image-71" /><strong>Il sussulto di enormi tartarughe o di un pesce dalle dimensioni smisurate, lo scuotere delle teste di otto elefanti, i movimenti scomposti di mostruosi animali che dimorano sotto terra ma anche l’amplesso di un vivace gigante: queste alcune delle interpretazioni che gli antichi attribuivano ai movimenti tellurici, nella ricerca di spiegazioni ad un fenomeno che da sempre è uno dei più impietosi nemici dell’uomo.</strong></p>
<h2>Una ferita lunga più di mille chilometri</h2>
<p>Ben lontana era l’odierna conoscenza che sa individuare le cause dei terremoti, tra cui l’eruzione di vulcani ma soprattutto lo spostamento delle placche che costituiscono la crosta terrestre e che, nell’accumulo meccanico di spinte tettoniche, creano quelle fratture nella crosta che conosciamo anche con il nome di faglie. Una delle più note è quella di Sant’Andrea, una spaccatura che per 1287 km attraversa la zona ovest della California, dove sono situate le città di San Francisco e di Los Angeles. Lungo questa faglia si sono verificati, nel corso della storia, terremoti di violenza estrema: durante il sisma del 1857 il movimento tellurico raggiunse magnitudo 8 della scala Richter.</p>
<h2>L’anello di fuoco</h2>
<p>Tutti i paesi che, come lo stato della California, si trovano all’interno del Ring of Fire (anello di fuoco), una vasta zona a forma di ferro di cavallo, che si affaccia sull’Oceano Pacifico, sono costantemente esposti al rischio di sismi. L’ottanta per cento dei terremoti avviene in questa area, mentre soltanto il quindici per cento viene registrato nelle regioni della fascia mediterranea.</p>
<h2>&#8220;The Big One&#8221;</h2>
<p>Gli scienziati annunciano da tempo ciò che viene chiamato il Big One. Si prevede un terremoto che potrebbe addirittura superare la magnitudo 10 della scala Richter e che distaccherà di netto dal continente americano questo stato in cui gli abitanti hanno imparato a convivere con una terra che trema e dove vigono le più severe regole architettoniche per fronteggiare l’emergenza-terremoto. Malgrado non vi sia la possibilità di prevedere con precisione quando accadrà, si è propensi a pensare che entro i prossimi trent’anni la California dovrà fare i conti con questo evento ineluttabile.  I mostri sotterranei pare non si siano mai assopiti. </p>
<p>Foto: Stefan Lochmann &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/movimenti-tellurici-regioni-a-rischio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viaggi d’affari senza passaporto</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/viaggi-daffari-senza-passaporto/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/viaggi-daffari-senza-passaporto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 14:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Cali]]></category>
		<category><![CDATA[Cartello]]></category>
		<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Montoya]]></category>
		<category><![CDATA[Droga]]></category>
		<category><![CDATA[Escobar]]></category>
		<category><![CDATA[Medellin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=22</guid>
		<description><![CDATA[Uno dei business più redditizi è il narcotraffico; questo vanta un giro di affari che si aggira intorno ai 400 miliardi di dollari annui e che coinvolge malavita e mafie locali a livello mondiale. L’industria che nutre chi è caduto nella rete dell’assuefazione, ha solide basi che le consentono di produrre ed esportare droghe vecchie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/Cocaine-300x200.jpg" alt="La cocaina viene portata in Europa principalmente dalla Colombia" title="Cocaina aspirata con una banconota" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-24" /><strong>Uno dei business più redditizi è il narcotraffico; questo vanta un giro di affari che si aggira intorno ai 400 miliardi di dollari annui e che coinvolge malavita e mafie locali a livello mondiale. L’industria che nutre chi è caduto nella rete dell’assuefazione, ha solide basi che le consentono di produrre ed esportare droghe vecchie e nuove.</strong></p>
<h2>Radici dure da estirpare</h2>
<p>Mentre il primato di produzione dell’oppio spetta all’Afghanistan e quello delle droghe sintetiche se lo contendono moltissime nazioni, quello della polvere bianca appartiene all’America del Sud. Perù, Bolivia e Colombia contribuiscono alla contabilità mondiale della droga grazie a distese infinite di piante di coca. I ripetuti tentativi dei governi di distruggere le piantagioni si sono, ad oggi, rivelati inefficaci davanti alla forza dei cartelli che gestiscono la commercializzazione di cocaina. </p>
<h2>Cartelli della Colombia</h2>
<p>Cali, Norte della Valle e  Medellin; questi le sedi principali signori del narcotraffico in Colombia. Recentemente la leadership tra le organizzazioni è passata dapprima dal cartello di Medellin, noto per la sua linea violenta, a quello di Cali, gerarchicamente più strutturato, meno violento e che  prevede, oltre alla commercializzazione della cocaina, anche quella dell’eroina colombiana, spesso economicamente più accessibile di altre.<br />
Fondatori nei primi anni settanta del cartello di Cali, furono i fratelli Gilberto e Miguel Rodriguez Orejuela . Negli anni ottanta l’organizzazione si prefisse come scopo primario l’uccisione di Pablo Escobar, padre del potentissimo cartello di Medellin, unendosi ad un gruppo di vigilantes armati, affinché la guida del narcotraffico passasse nelle loro mani. Pablo Escobar, noto anche come El Patron, nato come piccolo ladro di strada, aveva eretto un impero criminale e fu per decenni  re incontrastato del traffico di cocaina e di armi. Personaggio dalla fama dibattuta, Escobar morì  nel 1983. Dopo la sua uccisione e la cattura di personaggi di spicco dell’organizzazione, il monopolio del Cartello di Medellin si cominciò ad incrinare.<br />
Dagli anni novanta in avanti, soprattutto a causa della frammentazione delle altre due organizzazioni,  lo scettro del potere è passato al cartello di Valle della Morte, capeggiato da Diego Montoya.<br />
Foto: rotoGraphics di Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/08/viaggi-daffari-senza-passaporto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le Rotte dei Clandestini</title>
		<link>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/07/le-rotte-dei-clandestini/</link>
		<comments>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/07/le-rotte-dei-clandestini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 15:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Reporter82</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laltrolatodelletto.it/?p=41</guid>
		<description><![CDATA[Sono alla ricerca di una condizione di vita più dignitosa; prima di tutto di un lavoro. Sognano un tesoro che abbia le sembianze di quello che a molti, più fortunati di loro, appare scontato. Si sottopongono a viaggi in condizioni che sono al limite dell’umana sopportazione, dove in tanti muoiono prima di toccare l’agognata meta: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.laltrolatodelletto.it/wp-content/uploads/2011/09/migranten-200x300.jpg" alt="I migranti arrivano principalmente in Europa sbarcando a Lampedusa" title="Giovane ragazza col velo" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-42" /><strong>Sono alla ricerca di una condizione di vita più dignitosa; prima di tutto di un lavoro. Sognano un tesoro che abbia le sembianze di quello che a molti, più fortunati di loro, appare scontato. Si sottopongono a viaggi in condizioni che sono al limite dell’umana sopportazione, dove in tanti muoiono prima di toccare l’agognata meta: uomini che lasciano moglie e figli; ragazzi poco più che bambini, spediti dai genitori verso ciò che credono un futuro migliore; donne in attesa, speranzose che il nascituro possa vedere la luce in un luogo sicuro. Stipati dentro a tir o nella stiva di un barcone, viaggiano per decine di giorni dopo aver consegnato i loro pochi risparmi agli sciacalli che commerciano in libertà umana.</strong> </p>
<h2>Europa, meta ambita</h2>
<p>I nostri mari e le nostre strade si trasformano in giganteschi sarcofaghi per molti di coloro che fuggono dai paesi dove vengono lesi i più elementari diritti umani. Provengono dalla Libia, dalla Tunisia, dal Corno d’Africa ma anche dall’Albania, dal Montenegro e da altre nazioni ancora le persone che nel loro peregrinare verso l’Europa inseguono una esistenza tollerabile.<br />
Germania, Francia ed Inghilterra sono i paesi dell’Europa che ospitano il maggior numero di immigrati, anche se le percentuali nei paesi mediterranei sono in costante crescita. Malgrado le leggi sull’immigrazione vengano decise dai singoli stati, l’Unione Europea ha stabilito alcune direttive comuni in merito. Prevedono l’aiuto ai paesi di provenienza in modo da ridurre la ragione di fuga, il rafforzamento delle modalità di integrazione per chi è immigrato legale, il monitoraggio dei flussi migratori e la battaglia all’immigrazione clandestina.</p>
<h2>Lampedusa, la porta d’accesso italiana</h2>
<p>Sull’isola siciliana di Lampedusa sbarcano ininterrottamente centinaia di immigrati. I due centri che li ospitano ne accolgono spesso fino a quattro volte il numero massimo consentito, mentre fuori altri migranti si devono accampare sul molo: ancora una volta sono condannati a condizioni di vita poco dignitose. Al contempo gli isolani protestano invano contro uno Stato che sembra averli abbandonati al loro destino di isola-approdo di una incontenibile invasione umana.  </p>
<p>Foto: 47media di Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.laltrolatodelletto.it/2011/07/le-rotte-dei-clandestini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

