La guerra in Libia: genesi e contesto

La Guerra in Libia rappresenta la piú grande rivoluzione araba del 2011La guerra che si combatte attualmente nello stato nordafricano della Libia, vede contrapposte le forze fedeli al dittatore Muammar Gheddafi e quelle che lottano contro il regime, che si sono unite sotto il cosiddetto “Consiglio Nazionale di Transizione”. Questa guerra civile ha preso il via sulla scia delle diverse proteste e rivoluzioni che negli ultimi due anni hanno coinvolto i paesi del mondo arabo (come Egitto e Tunisia); proteste nate in paesi con difficili situazioni economiche e contraddistinte da voglia di libertà e rinnovamento. La rivolta libica nasce principalmente dal desiderio di porre fine al regime del colonnello Muammar Gheddafi, una vera e propria dittatura che dura da più di quarant’anni.

Da protesta a guerra civile

Le prime proteste e manifestazioni prendono il via a Bengasi tra il 15 e il 16 febbraio 2011. il 17 febbraio, con la “giornata della collera” (protesta diffusa via web che ha attraversato il nord africa) cominciano i violenti scontri tra i ribelli e le forze del regime che provocano morti e feriti. Nei giorni successivi gli scontri si estendono in tutta la parte est del paese. Vengono assoldati mercenari africani e serbi per soffocare le rivolte. Anche Tripoli, da sempre fedele al regime, viene coinvolta negli scontri. L’aviazione libica contrasta l’avanzata dei ribelli con bombardamenti aerei.

La no-fly zone e gli interventi militari della colazione internazionale

Il 17 Marzo a seguito delle pressioni di Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna viene istituita dall’ONU la no-fly zone, che impedisce agli aerei di Gheddafi di sorvolare i cieli libici e autorizza l’intervento militare. La missione che gli Stati Uniti hanno battezzato “Odyssey Dawn” prende il via il 19 Marzo con attacchi condotti dai singoli paesi. Obiettivi militari vengono abbattuti in tutto il territorio libico con attacchi aerei e tramite navi militari. Il 23 marzo la Nato prende il comando delle azioni militari e conduce tutt’ora la missione “Unified Protector” in Libia. L’Italia partecipa alla missione con i mezzi dell’aereonautica, della marina militare e diverse basi, come quella di Trapani.
Foto: TebNad di Fotolia

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