Le centrali nucleari dopo il disastro nucleare in Giappone
L’11 marzo 2011 il Giappone è stato vittima di un terremoto di magnitudo 9.0 verificatosi in mare in una zona a nord dell’isola (regione di Tōhoku). Il sisma ha provocato uno tsunami che si è abbattuto con violenza sulle coste giapponesi. Dei cinquantaquattro reattori nucleari esistenti, undici si sono spenti automaticamente grazie ai sistemi di sicurezza, ma si sono verificati ugualmente dei danni. Le centrali maggiormente colpite e danneggiate sono state quelle site nella prefettura di Fukushima. L’evento nella sua totalità è stato classificato dal governo giapponese al settimo livello della scala “INES” (scala di classificazione degli eventi nucleari e radiologici) al pari del disastro verificatosi a Chernobyl nel 1986.
Le centrali a fissione nucleare di Fukushima
Le centrali nucleari di Fukushima I e Fukushima II (operative rispettivamente dal 1971 e dal 1982) sono centrali a fissione di tipo “Boiling Water Reactor”: l’acqua viene portata ad ebollizione per generare vapore, il vapore alimenta delle turbine che con un generatore producono energia elettrica. Il calore necessario per l’intero processo è generato attraverso la fissione nucleare (l’atomo viene bombardato e scisso con un neutrone). Nelle centrali di Fukushima l’impianto di raffreddamento si è danneggiato con il conseguente surriscaldamento dei reattori. Le esplosioni e la dispersione di vapore radioattivo hanno provocato l’attuale disastro nucleare.
I pericoli derivanti dalle centrali nucleari
La preoccupazione più grande e la più immediata a fronte dell’utilizzo dell’energia nucleare è il pericolo insito negli impianti, i rischi e le conseguenze della radioattività. Dopo l’incidente di Chernobyl la sicurezza di un impianto nucleare è diventato un tema critico. Con gli impianti di seconda generazione (la maggior parte di quelli attualmente in uso) e con il disastro di Fukushima i dubbi sono aumentati e non ci sono certezze sulla reale sicurezza delle recenti centrali di terza generazione. Un altro lato critico di questa fonte energetica è la produzione di scorie: non si possono distruggere e rimangono radioattive per tantissimi anni. Lo stoccaggio di questi scarti crea grossi problemi per il trasporto e per la localizzazione di siti adatti ad accoglierli.
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